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Corso di Training Visivo
Vinci, 15-16 Marzo 2015

...fetti visivi e dei disturbi della visione binoculare, uno dei pilastri della pratica dell’optometria. La differenza tra VT e ortottica è netta: il primo si concentra su disfunzioni del sistema accomodazione/vergenza, la seconda principalmente sullo strabismo; inoltre i modelli operativi e la letteratura di riferimento sono assolutamente differenti. Il corso è focalizzato sui più comuni disturbi funzionali del sistema accomodazione/vergenza, che coinvolgono circa il 20% dei soggetti di varie età. Ai corsisti verranno fornite le conoscenze, le competenze e le abilità utili ad inserire alcuni fondamentali interventi di VT tra le proposte del proprio centro ottico o della propria attività professionale. Vari studi e linee guida hanno ormai consolidato le basi scientifiche del VT, che non appare più composto da semplici “esercizi” ma da sequenze coordinate di apprendimenti motori e sensoriali. Le conoscenze apprese consentiranno di identificare i soggetti che possono trarre beneficio dal VT, comprendere e gestire al meglio le strategie di educazione del sistema visivo, valutare eventualmente il referaggio ad altri professionisti e cogestire le persone che necessitano di interventi interdisciplinari. Il corso prevede anche informazioni e consigli relativamente a tecniche di ambito “alternativo o naturale” talvolta confuse con il VT, e uno spazio di confronto su postura e disturbi di apprendimento. Come d’uso, grande spazio dedicato alle esercitazioni pratiche con l’uso della strumentazione più varia presente nei laboratori dell’IRSOO. Contenuti Pianificare e condurre un VT: Tecniche varie applicate ai diversi disturbi della visione binoculare; Apprendimenti motori e sensoriali; Lontano/Vicino; Centro/periferia; Procedure in studio; Procedure domestiche; Controlli/follow-u...

Tesi optometria 27 marzo 2015

...turbi visivi vengono attribuiti allo stress visivo prossimale e spiegati come processi di adattamento dell’organismo, in risposta a stimoli che eccedono la sua naturale tollerabilità. L’insufficienza di convergenza, a prescindere dall’età in cui si manifesta, è un rilevante deficit della visione binoculare che richiede accurata valutazione e idoneo trattamento. Il Visual Training Optometrico si pone come strumento molto utile per la restaurazione della plasticità visiva e l’inversione di numerosi suoi deterioramenti. La più autorevole ricerca scientifica considera il Visual Training Optometrico come il trattamento più efficace, tra quelli non chirurgici, per risolvere o quantomeno alleviare i problemi connessi all’insufficienza di convergenza. PATIES ANDREA Titolo della tesi: “Correzione della presbiopia con lenti a contatto. Quale soluzione adottare?”. Relatore: Carlo Falleni. Scopo dello studio era la valutazione delle diverse strategie di correzione della presbiopia con lenti a contatto, quali la monovisione e le sue varianti (completa, parziale, migliorata), e l’uso di multifocali (lenti centro vicino o lontano, monovisione modificata ecc). Lo studio è stato fatto "sul campo" su 30 soggetti non reclutati appositamente, ma effettivamente interessati a provare questa particolare modalità correttiva. Sono stati effettuati: esame optometrico da lontano e vicino, misurazione della sensibilità al contrasto, test di acuità visiva in condizioni crepuscolari, valutazione stereopsi da vicino, misurazione parametri corneali e pupillari, con l'uso di lenti a contatto diverse, monofocali e multifocali, tre applicazioni a ciascun soggetto con controlli dopo set...

Tesi optometria 17 luglio 2015

...ening visivi e prevenzione: l’esperienza optometrica presso l’Istituto scolastico Madonna della neve di Adro”. Relatore: Silvio Maffioletti. Assistiti dal prof. Silvio Maffioletti e dal prof. Alessio Facchin, la candidata Ziglioli ed il compagno di corso Bosetti, hanno organizzato ed effettuato un approfondito screening visivo ad alunni frequentanti il primo anno della scuola primaria presso l’Istituto “Madonna della Neve” di Adro, in provincia di Brescia. La tesi è il frutto di questo lavoro, svolto tra il 2 e il 5 dicembre 2014, nel quale sono stati somministrati dodici test optometrici a un campione di 73 alunni di età compresa tra i 5 e i 6 anni. Nella prima parte si tratta dell’importanza delle abilità visive e delle capacità richieste al bambino al fine di un’efficiente lettura, per focalizzare poi l’attenzione sul ruolo della struttura scolastica nella visione del bambino: l’importanza di una buona illuminazione, l’impugnatura della penna, l’adozione di una corretta postura grazie a banchi ergonomici, la disposizione in aula più consona, così come suggerito nel progetto “Bimbo visione” di Federottica. Si passa poi ad elencare nello specifico i dodici test effettuati. Essi vengono raggruppati in tre gruppi: test dell’integrità visiva (AVL, AVV, HRR), test dell’efficienza visiva (PPA, PPC, DEM test, TNO, Nsuco test, Cover/Uncover Test), test dell’elaborazione visiva (Beta Test, impugnatura della penna, modalità di scrittura). L’attenzione dei candidati si è focalizzata sui test inerenti al gruppo dell’integrità visiva e dell’elaborazione visiva. Confrontando i risultati dei test effettuati si sono riscontrate affinità. Nell’ultimo paragrafo si prendono in considerazione alcuni esercizi e accorgimenti finalizzati all’ottenimento di una miglior efficienza visiva. BAROFFIO MARIA CHIARA Titolo della tesi “Lettura e filtri colorati: scienza e pseudoscienza?”. Relatore: Alessio Pietro Facchin. Tra i disturbi specifici dell’apprendimento (DSA), che interessano alcune abilità nell’apprendimento scolastico, l’abilità di lettura (dislessia), quella di scrittura (disgrafia e disortografia), e quella di calcolo (discalculia) la candidata si è rivolta all’analisi delle caratteristiche della dislessia e al possibile uso di filtri colorati per il suo trattamento, come indicato da Helen Irlen. Viene rivista buona parte della letteratura sull’argomento, per arrivare alla conclusione che una valutazione completa sulla materia è quantomeno difficile, essendo impossibile comprendere appieno il meccanismo di funzionamento dei filtri colorati. Peraltro a sostegno della teoria Irlen è possibile rinvenire una letteratura pressoché aneddotica e poco scientifica. Irlen ha costruito intorno a sé un vero e proprio muro di chiusura verso qualsiasi approccio di natura scientifica, forse conscia del fatto che alla base del suo metodo erano pochi i fondamenti solidi. Visti i risultati principalmente negativi o dubitativi nelle diverse ricerche, unite al fatto che i risultati positivi sono mostrati solo da ricerche dell’inventore Irlen e di un convinto sostenitore del metodo, e la mancanza di un chiaro meccanismo di azione, è molto più adeguato definire (ad oggi) l’utilizzo dei filtri colorati come pseudoscienza. DI GIROLAMO CIRO Titolo della tesi “Valutazione dei filtri colorati su un testi di lettura e soppressione”. Relatore: Alessio Pietro Facchin. Lo scopo di questo lavoro sperimentale è stato quello di indagare l'incidenza di filtri colorati durante la lettura di un testo, verificare se l'uso dei filtri colorati potesse migliorare l’efficienza. Durante uno screening visivo effettuato su 101 studenti appartenenti alla scuola primaria delle cinque classi elementari, sono stati scelti 76 studenti e suddivisi in due gruppi da 36 allineati tra ametropi ed emmetropi. Questi due gruppi sono stati i soggetti del lavoro sperimentale. L'indagine è stata effettuata utilizzando il test di valutazione della soppressione oculare. Sono stati tenuti in considerazione due fattori per determinare dei valori sui quali fare delle valutazioni: tempo di lettura e errori di lettura effettuati leggendo lo stesso testo prima senza filtro colorato e poi con filtro colorato. I risultati rivelano che l'uso di un filtro colorato durante la lettura sostanzialmente non migliora la capacità di lettura né in termini di tempo né in termini di errori lettura sillabe. Se per il gruppo degli ametropi il miglioramento risulta essere molto basso pari al 5,78%, assolutamente relativo e insignificante risulta essere per il gruppo emmetropi 0,96 %. Le criticità di questo lavoro possono essere: l'utilizzo dello stesso testo per la prima e seconda lettura, la vicinanza in termini di tempo dalla prima alla seconda lettura, la mancanza di un criterio scientifico per la scelta del colore del filtro. Il risultato dell’indagine porta alla conclusione che i filtri colorati non apportano nessun miglioramento durante la lettura di un testo. Aldilà di questo lavoro, ad oggi la comunità scientifica è molto scettica sulla bontà e validità dell'uso dei filtri colorati. Scetticismo che nasce soprattutto dalla mancanza di una base scientifica/fisiologica sulla quale poggiare la spiegazione dei benefici nell'usarli. VASSILI CHIARA Titolo della tesi “Utilizzo di un questionario psicometrico per la valutazione della qualità visiva dopo il trattamento”. Relatore: Laura Boccardo. Lo scopo del lavoro è quello di mettere in correlazione le aberrazioni indotte dal trattamento di ortocheratologia, studiate attraverso l’uso della topografia corneale, e la qualità soggettiva della visione, valutata mediante l’uso di questionari psicometrici. Lo studio è stato condotto su un campione di quindici pazienti (otto femmine e sette maschi) di età compresa fra gli 11 e i 29 anni (media 20 ± 9). Questi presentavano prima del trattamento un errore refrattivo sferico medio di -3.625 D ± 2.375 ed un astigmatismo medio di 0.50 D ± 0.50. Il trattamento ortocheratologico è stato efficace nel correggere la miopia dei pazienti, che si presentavano alla visita di controllo sostanzialmente emmetropizzati (errore refrattivo medio post trattamento: 0,00 D ±0,25) e con un’acuità visiva elevata (min 10/10; max 15/10). Le aberrazioni corneali sono state ottenute tramite il software di analisi del topografo Antares (CSO). I sintomi soggettivi sono stati valutati tramite il questionario QoV (Quality of Vision), sviluppato da McAlinden e colleghi nel 2010. Il questionario è in grado di valutare la frequenza, la gravità e il fastidio legato ai sintomi visivi. Le ab...


06/03/2016 - Optometria geriatrica: una opportunità da cogliere al volo

...e dei controlli perché le esigenze visive e le richieste sono differenti. Il corso che si tiene a Vinci (FI) sta volgendo al termine, ma possiamo riportare alcuni degli entusiastici commenti dei partecipanti relativi alla prima parte dedicata all’optometria geriatrica. “Ampliamento delle conoscenze teorico-pratiche per la sensibilizzazione alle problematiche dell’età geriatrica utili per la prevenzione”, “utilizzo di tecniche e strumenti che non usavo nella pratica lavorativa. Attenzione e rilevanza riservata all’aspetto psicologico della visita”. Oppure, per quanto riguarda l’attività di laboratorio optometrico: positivo “il fatto di unire la pratica a ciò che è stato appena spiegato in aula”, “la teoria sempre accompagnata dalla pratica”, “le ore di ambulatorio, in cui i professori sono molto disponibili e attenti”. Il primo incontro del corso è stato centrato sull’inquadramento del soggetto anziano dal punto di vista optometrico, psicologico e medico oculistico. Lo psicologo ha focalizzato il suo intervento sulla relazione del professionista con il paziente, l’optometrista ha inquadrato le modifiche e i deterioramenti delle varie funzionalità visive, l’oculista le modifiche e i cedimenti strutturali, tissutali e metabolici che portano un occhio anziano ad essere qualcosa di diverso da quello del giovane adulto e che va quindi analizzato e trattato in modi diversi. Nella gestione del soggetto geriatrico è fondamentale ascoltare il paziente, sentire quali sono le sue aspettative, dargli tempo di pensare e di rispondere, non suscitare suscettibilità o stimolare rigidità. Questi aspetti sono ritornati più volte durante il corso. E poi le attività pratiche integrative, centrate sull’esame del segmento anteriore, della trasparenza dei mezzi, sulle risposte neurofisiologiche alla stimolazione luminosa, sulla misura dell’AV e sul calcolo degli ottotipi, hanno reso l’incontro molto apprezzato dai partecipanti. Il secondo incontro è stato rivolto alle alterazioni della funzione visiva centrale; è stato ampiamente trattato sia l’aspetto refrattivo, con gli accorgimenti necessari a condurre un completo esame a soggetti che abbiano una riduzione delle performance visive da lontano e da vicino ma non siano ancora ipovedenti, che quello della perdita di funzionalità retinica. Per questo ultimo aspetto grande spazio è stato dato allo studio dell’abbagliamento, della visione a basso contrasto e la determinazione dell’eventuale ingrandimento nella visione prossima, dove possono manifestarsi i primi problemi visivi di un...

Tesi optometria 27 giugno 2016

...tti i controlli post-applicativi per un trattamento efficace e sicuro. CASO GIOVANNI Titolo della tesi “Variazione dell’asse del cilindro correttore tra esame refrattivo monoculare e binoculare”. Relatore: Parenti Luciano. Votazione conseguita: 110/110. Il valore dell'asse del cilindro correttore dell'astigmatismo viene normalmente determinato nella sola fase monoculare: può accadere che l'occhio in esame, libero dai vincoli fusionali, ruoti attorno all'asse anteroposteriore a causa di una cicloforia (eteroforia torsionale). Le conseguenze potrebbero essere induzione di astigmatismo secondario, perdita di visus e discomfort. Per aggirare questo problema è stato proposto di misurare i valori dell'asse del cilindro correttore in visione binoculare utilizzando la tecnica della setto psicologico proposta da Humphriss. Sono stati quindi misurati i valori binoculari dell'asse del cilindro correttore con l'ausilio del cilindro crociato di Jackson su trenta soggetti selezionati secondo criteri quali assenza di diplopia durante la sospesione foveale, stereopsi di almeno 100 secondi d'arco, visus di 10/10 con correzione, assenza di anisometropia e sensibilità allo spostamento dell'asse del cilindro di almeno 5°. I valori misurati binocularmente sono stati confrontati con i valori dell'asse ottenuti monocularmente ed è emerso dallo studio che nei due terzi dei trenta pazienti esaminati si è verificata una rotazione di 5° o maggiore in almeno uno dei due occhi; è inoltre emerso che questa rotazione, se considerata, porta ad un miglioramento dell'acuità visiva. Si pensa quindi che l’utilizzo della tecnica di misurazione binoculare con setto psicologico possa portare ad un valore più preciso e veritiero dell'asse del cilindro correttore e ad un conseguente aumento delle performance visive e del comfort del paziente. ESPOSITO GABRIELE Titolo della tesi “L’aniseiconia refrattiva e la sua valutazione: il Manus Test”. Relatore: Maffioletti Silvio; correlatore: Facchin Alessio Pietro. L'anisometropia è uno degli aspetti optometrici da valutare e considerare attentamente durante l'esame visivo. Come dimostrato teoricamente in letteratura, l'uso di lenti a contatto contribuisce a ridurre l'aniseiconia. Nello studio l'obiettivo è evidenziare in modo esplicito e preciso la riduzione dell'aniseiconia, confrontando l'ingrandimento dell'immagine retinica dato dalla lente oftalmica con quello dato dalla lente a contatto. La riduzione dell'aniseiconia è il primo step per migliorare la visione binoculare e quindi migliorare la performance visiva. In via sperimentale è stato utilizzato il Manus Test, che ha permesso la raccolta dati per la realizzazione di questo studio. FERTONANI GIOVANNI, KAVRAKOU CHARIS Titolo della tesi “Applicazione di lenti a contatto su esiti di cheratoplastica: un’esperienza clinica”. Relatore: Falleni Carlo; correlatore: Marcuglia Dino. L’elaborato si pone l’obiettivo di fornire all’optometrista delle indicazioni applicative di lenti a contatto a soggetti che hanno subito l’intervento chirurgico di cheratoplastica. La cheratoplastica può avere degli esiti positivi e il soggetto potrebbe non avere più bisogno di correzione visiva, oppure un eventuale astigmatismo residuo potrebbe essere corretto con semplici lenti oftalmiche. Può però capitare che questo non avvenga perché la superficie corneale risulta irregolare e di conseguenza il visus è ridotto. L’optometrista svolge un ruolo fondamentale a fianco del medico oculista per dare un aiuto a queste persone che necessitano di un supporto contattologico. Dopo un’ampia introduzione vengono presentati dei casi di soggetti sottoposti a cheratoplastica ai quali sono state applicate le lenti a contatto. Sono analizzati i dati preliminari con particolare attenzione alla morfologia della cornea, osservata attraverso i dati topografici oltre che in lampada a fessura. Si illustrano le caratteristiche geometriche e ottiche delle lenti che sono state applicate e si descrivono le modifiche apportate. Si conclude con il commento del risultato finale ottenuto in termini di comfort e visione per i soggetti trattati. LORENZI LARA, TASSINI FEDERICA Titolo della tesi “L’optometria al servizio dell’Africa. Screening visivo in Casamance (Senegal) e prospettive di sviluppo per il futuro”. Relatore: Parenti Luciano. Votazione conseguita da Lorenzi: 110 /110 con lode. L’elaborato descrive l’esperienza di missione in Senegal e precisamente nella zona del fiume Casamance, che dà il nome alla regione, nel marzo 2015, concentrando l’attenzione sull’attività di screening visivo con finalità statistica sul campione di studenti dai 7 ai 14 anni della scuola elementare e media “Kabrousse 2”; inoltre definisce le necessità primarie della popolazione che denuncia problematiche in campo visivo ed oculare nella zona di Kabrousse e dintorni per attivare eventuali interventi di sviluppo nel settore. A fronte dei test optometrici eseguiti sul campione in regime di screening, è risultata una incidenza dei difetti refrattivi media inferiore al 10%; il rapporto si è rivelato maggiore negli studenti dagli 11 ai 16 anni rispetto a quelli dai 7 ai 10 anni con prevalenza di miopia e astigmatismo. Il campione di popolazione adulta analizzato al di fuori del regime di screening, invece, riporta come più invalidanti e ricorrenti i problemi di presbiopia, fotofobia, secchezza oculare e astigmatismo, spesso causato dalla progressione dello pterigio. La bassa incidenza di difetti refrattivi nella popolazione studentesca esaminata e l’ingente richiesta di controlli visiv...

8/10/2016 - All'IRSOO la Giornata
Internazionale della Vista

...tuati controlli visivi gratuiti a bambini e adulti ultrasessantenni; questi ultimi, eseguiti dall’oculista, saranno utili ad individuare condizioni oculari e fattori di rischio per quadri patologici come il glaucoma e le malattie retiniche. Si tratta di attività che vogliono anche stimolare la presa di coscienza del cittadino sull’importanza di fare prevenzione sanitaria a tutti i livelli, e di farla in continuazione, specialmente con l’avanzare dell’età, ricordando l’importanza dei controlli perio...

Tesi optometria 30 settembre 2016

...e dei controlli visivi prima del sesto anno di età del bambino. Sono stati esaminati 154 bambini di età compresa tra i tre e i sei anni, appartenenti a tre scuole presenti sul territorio della provincia di Verona. Nello studio è stata utilizzata una batteria di test particolarmente adatta all’età prescolare quali i Lea Simboli Eyecharts, la schiascopia statica, la Mem retinoscopy, il cover test, il PPA, il PPC, il test di Irvine, l’Ishihara test, il Lang Stereo Test II. Durante lo svolgimento dello screening è stato seguito meticolosamente il protocollo di studio, rispettando attentamente le modalità di esecuzione dei vari test. Per ogni bambino esaminato è stata redatta una scheda di lavoro ed in seguito i valori sono stati inseriti in un foglio di calcolo Excel. Elaborando i dati raccolti, sono stati ricavati i principali indici statistici quali media, deviazione standard, valore minimo, mediana, valore massimo, numerosità, frequenze relative e percentuali. Alcuni dei risultati sono stati confrontati con i valori pubblicati dalle varie pubblicazioni del settore; ne è risultato un quadro in linea con i dati pubblicati da vari autori. Nel campione esaminato, il 32,2% dei bambini ha presentato un difetto refrattivo non corretto e tre bambini su dieci hanno mostrato una bassa acuità visiva. Circa un bambino su tre avrebbe quindi la necessità di una visita più approfondita da parte dello specialista e, presumibilmente, di una correzione ottica. L’analisi per le deviazioni foriche e tropiche ha evidenziato un 74% di ortoforia per lontano e un 72% di exoforia per vicino. Convergenza, stereoacuità e percezione dei colori sono generalmente risultati adeguati, mentre il PPA ha mostrato una percentuale significativa di valori non adeguati all’età. Lo screening visivo è stato, per la maggior parte dei bambini in esame, il primo approccio al mondo della visione. Si ritiene quindi fondamentale che questo tipo di screening entri a far parte di un programma nazionale di screening nelle scuole dell’infanzia, con l’obiettivo di educare i genitori alla prevenzione, consentendo loro di sottoporre i figli a controlli regolari...

Tesi optometria 12 dicembre 2016

...blemi visivi delle persone. In particolare si sofferma sull’analisi visiva dei 21 punti dell’Optometric Extension Program (1928) e sulla moderna Analisi Visiva Integrata (AVI) di Scheiman e Wick (2002). Dopo un’introduzione generale, ricorda che secondo l'Optometric Extension Program l’attività visiva prossimale fosse causa di problemi rifrattivi e binoculari di varia natura, la cui conseguenza è l’inefficienza, il disagio, la tendenza a evitare il lavoro da vicino; l'uso di lenti con potere diottrico lievemente positivo può eliminare tale squilibrio tra convergenza e accomodazione, prevenire lo sviluppo di adattamenti negativi, diminuire il disagio e permettere una migliore efficienza visiva. L’elaborato prosegue descrivendo l’analisi visiva integrata (AVI) di Scheiman e Wick (2002), nella quale vengono verificate tre aree relative all'integrità della funzione visiva (salute oculare, acuità visiva e condizione refrattiva), tre aree relative all'efficienza visiva (abilità accomodative, visione binoculare e abilità oculomotorie) e tre aree relative al processamento delle informazioni visive (abilità visuospaziali, abilità di analisi visiva e abilità di integrazione visuo-motoria). Le abilità visive relative alle tre aree vengono investigate attraverso specifici test, i cui risultati vengono messi a confronto con i dati normativi indicati dagli autori. DEL PERO DANIELE Titolo della tesi: “L’importanza di una corretta analisi e compensazione visiva per una guida sicura”. Relatore: Maffioletti Silvio. Guidare è un comportamento sociale che presuppone, da parte del guidatore, la rapida e corretta valutazione del contesto nel quale opera. Innumerevoli campagne di sensibilizzazione hanno cercato di rendere più consapevole chi guida circa i pericoli connessi alla circolazione stradale. Lo scopo dello studio è quello di evidenziare quanto, nel corso della guida, sia necessaria una compensazione ottica adeguata, realizzata grazie a un’analisi visiva professionale. Per realizzare il lavoro, il candidato è partito dalla ricerca di diverse pubblicazioni che negli anni hanno approfondito l’importanza della visione alla guida; da esse si evidenzia che circa il 90% delle informazioni utilizzate nella guida sono di tipo visivo ed è la loro rapida elaborazione induce le opportune risposte comportamentali e motorie. Si sono analizzati vari articoli specialistici che evidenziano come per vedere bene non basti avere un’acutezza visiva di dieci decimi, cioè essere in grado di distinguere piccoli dettagli, ma occorre anche possedere mezzi oculari trasparenti, visione binoculare stabile, rapida capacità di messa a fuoco a ogni distanza e possesso di movimenti oculari rapidi e precisi. Si deduce che migliorare la qualità della percezione visiva è un ottimo investimento per essere più sicuri alla guida: a tal fine si afferma che occorre verificare periodicamente le proprie abilità visive affinché siano adeguate e ben integrate tra loro, contribuendo a garantire ottimali risposte psico-fisiche e comportamentali. La letteratura scientifica mostra l’importanza anche del filtro attenzionale: gli occhi raccolgono un’enorme quantità di informazioni visive e le trasmettono al cervello, che le filtra selezionando le più importanti e trascurando quelle che, in quel momento, sembrano essere meno rilevanti. La visione non è quindi un processo passivo di riproduzione delle immagini, ma un processo attivo e dinamico. Si conclude indicando l’importanza di sottoporsi a controlli regol...

Tesi optometria 31 marzo 2017

...verso controlli, fornitura di presidi ottici compensativi, cure mediche e interventi chirurgici alle persone che ne hanno necessità. I casi gestibili più facilmente vengono trattati direttamente in loco, mentre i casi più complessi vengono gestiti in ospedali, spesso molto distanti, con l’ausilio di strumentazione e personale qualificato. In questo lavoro la candidata ha voluto documentare la sua esperienza vissuta in Africa come optometrista e assistente volontaria, soffermandosi su alcuni case report risultati particolarmente interessanti e particolarmente difficili da gestire in ambienti ostili come quelli visitati. L’esperienza vissuta è stata formativa sia dal lato professionale che dal lato personale, offrendo uno sguardo diverso su ciò che accade e ci circonda, grazie ad uno scorcio di vita vera. CAPORALI ELENA Titolo della tesi: “Il ruolo degli acidi grassi omega-3 nel trattamento della dislessia: un’analisi critica”. Relatore: Megna Nicola. I grassi Omega-3 o PUFA n-3 sono una componente essenziale della dieta per l’individuo in età evolutiva, in quanto essi contribuiscono al corretto sviluppo del sistema nervoso centrale essendo dei costituenti delle membrane cellulari. Nel feto e nel neonato il sistema enzimatico che permette la loro elaborazione è ancora poco efficiente e quindi devono essere assorbiti in forma elaborata attraverso la placenta ed il latte materno. In presenza di complicazioni perinatali, quali ad esempio una nascita prematura, che vanno ad ostacolare il fondamentale ruolo di placenta e latte materno, e proprio a causa della mancanza di autonomia del neonato di assorbire gli omega-3 ed altre sostanze nutritive, si possono avere problemi di vario tipo, soprattutto a carico del sistema nervoso centrale. L’integrazione dei PUFA n-3 in età perinatale e neonatale può essere un importante componente nella prevenzione e nella terapia di tali condizioni. Scopo di questo lavoro è quello di presentare una review sulle ricerche che riguardano la correlazione tra la disponibilità di acidi grassi omega-3 ed il corretto sviluppo del sistema nervoso centrale, concentrandosi in particolare sul sistema visivo magnocellulare, sul quale esistono recenti studi che fanno credere ad un suo importante coinvolgimento nella dislessia evolutiva. DIOUF MAGUETTE Titolo della tesi: “Screening visivo per problematiche legate alla lettura e apprendimento connesse alla visione”. Relatore: Maffioletti Silvio. Scopo del lavoro sperimentale oggetto di questa tesi è la messa a punto di un esame della visione completo ed efficace in età evolutiva, un protocollo che vada oltre il solo esame della condizione rifrattiva e l’eventuale prescrizione di una compensazione ottica, allargandosi alla fluidità e precisione dei movimenti saccadici, alla stabilità della fissazione, all’ampiezza e flessibilità dell’accomodazione e delle vergenze fusionali. I risultati riguardano un campione di 54 ragazzi della Scuola Secondaria Inferiore di Pontida (BG) che si sono sottoposti ad una indagine visiva. I test eseguiti hanno riguardato l’acuità visiva, la capacità stereoscopica, i movimenti oculari saccadici (DEM Test), i pursuit (Groffman Visual Tracing Test) e la ricerca visiva seriale (Beta test). I risultati hanno evidenziato che la crescita anagrafica implica generalmente (anche se non in tutti i soggetti) un perfezionamento di varie abilità visive negli anni della scuola dell’obbligo: dai test effettuati a Pontida è infatti emerso che nel periodo della Scuola Secondaria Inferiore l’acutezza visiva si consolida a livelli elevati, la capacità stereoscopica è assai raffinata, la ricerca visiva è rapida e precisa, i movimenti oculari sono efficienti e fluidi. FAIULO SILVIA Titolo della tesi: “Sensibilità al contrasto, illusioni visive e percezione del movimento nella dislessia: uno studio sperimentale”. Relatore: Megna Nicola. Oggi si è quasi unanimemente d’accordo, in ambito medico-scientifico, che la dislessia sia un disturbo ad eziologia multifattoriale dove incidono a vario titolo fattori biologici, emotivi, pedagogici e socioculturali. Ricerche ancora in corso sulla dislessia sembrano mettere sempre più in evidenza come non siano coinvolte solamente disfunzioni a carico del sistema visivo, ma anche di altri sistemi percettivi. Tuttavia gli studi effettuati finora non hanno evidenziato risultati evidenti che riguardino il coinvolgimento di funzioni puramente visive oppure puramente uditive nella dislessia. Un’ipotesi ancora al vaglio dei ricercatori è che il problema non riguardi le funzioni prese singolarmente, ma meccanismi di interrelazione fra le funzioni. Lo studio sperimentale ha avuto lo scopo di effettuare una serie di test visivi (sensibi...

Tesi optometria 6 Luglio 2017

...ficit visivi espliciti, ma anche in relazione a una valutazione globale del bambino che integri le informazioni visive con quelle cognitive, fonologiche, didattiche ed educative. GIANNELLI ROSSELLA Titolo della tesi: “Abilità visuospaziali e processi cognitivi nella rieducazione visiva: un caso clinico”. Relatore: Edoardo Franceschi. Circa due terzi delle informazioni elaborate a livello corticale sono di origine visiva; ne consegue che possedere abilità visive efficienti sia importante per la vita dell’uomo sotto ogni aspetto, sia esso l’apprendimento, l’attività lavorativa o anche le attività ricreative. Il Visual Training è uno strumento molto utile per risolvere una serie di problematiche visive, di natura non organica, non migliorabili attraverso il solo utilizzo di compensazione ottica, sia con lenti a contatto o con occhiali. L’aspetto che più stupisce è il risultato di questi specifici trattamenti che si ripercuotono positivamente su altri canali, in particolare sui processi d’apprendimento e di impegno cognitivo, ovvero sulle competenze visuopercettive, visuospaziali, esecutivo-motorie. Scopo di questo lavoro di tesi è stato di mostrare, con una sperimentazione su un soggetto, che il Visual Training, oltre a migliorare le abilità visive di base, possa portare ad un incremento delle performance nelle abilità visuopercettive e ad una maggiore efficacia nel controllo del focus attentivo implicito. Partendo dall’analisi di articoli scientifici e considerando il percorso di rieducazione visiva eseguito su se stessa, la candidata ha documentato come, stimolando con esercizi specifici le abilità visive primarie e di conseguenza i campi oculari frontali, si possa migliorare il controllo dell’attenzione visiva spaziale. GRANIERI RENATO Titolo della tesi: “Ricambio lacrimale con lenti minisclerali Zenlens 16 mm”. Relatore:Edoardo Franceschi. La ricerca e la clinica nella moderna pratica di lenti a contatto specialistiche è sempre più orientata verso lenti di tipo rigido minisclerale. Nonostante il loro interesse nel mondo dell'ottica e la loro dimostrata efficacia su particolari casistiche, molte considerazioni su aspetti tecnici legati alle geometrie e alla fisiologia oculare sono ancora al vaglio della comunità scientifica. Partendo da uno studio da parte dell'optometrista americano Pat Caroline, lo studente ha cercato di verificare e quantificare l'eventuale ricambio lacrimale sotto la lente applicata. Mentre Caroline aveva pensato di monitorare il tutto attraverso un OCT, il candidato si è servito della fluoresceina associata alla lampada a fessura, in particolare tramite le tecniche di sezione ottica e osservazione diretta in luce diffusa. L’obiettivo dello studio è stato quello di valutare se, durante il porto quotidiano di una lente a contatto minisclerale Zenlens di diametro 16mm, c'è ricambio lacrimale o meno. Per il lavoro sono stati scelti soggetti sia con occhi sani che affetti da patologie o irregolarità della superficie corneale, questi ultimi portatori abituali di lenti minisclerali. I candidati hanno indossato le lenti a contatto per otto ore consecutive, durante le quali sono state acquisite immagini grafiche alle 4, 6, 8 ore successive. L'esito di questo lavoro sperimentale ha voluto dimostrare che il ricambio lacrimale con l'uso delle suddette lenti è del tutto trascurabile. LISI ROBERTO Titolo della tesi: “Effetto dell’ordine di somministrazione del Groffman visual tracing test”. Relatore: Alessio Pietro Facchin. Nella valutazione delle performance di oculomotricità sono utilizzati diversi test; tra questi, vi è il “Groffman Visual Tracing Test”, utilizzato per analizzare e valutare l’efficienza dei movimenti oculari, come la capacità di muovere uniformemente e rapidamente ed efficacemente gli occhi seguendo una linea. Basandosi su un precedente lavoro lo scopo di questo studio è valutare se l’ordine di somministrazione delle due schede, possa avere un effetto significativo sul risultato finale del test. Allo scopo il test è stato somministrato a un gruppo di quarantatre soggetti adulti, con un’età compresa tra i diciassette e i sessantanove anni. I soggetti sono stati suddivisi in 2 gruppi, al primo è stato somministrato prima la scheda A e successivamente la scheda B, al secondo, prima la scheda B e poi la scheda A. Analizzando i risultati non è stata rilevata una differenza nell’accuratezza tra i due ordini di somministrazione. Per quanto riguarda i tempi impiegati dai due gruppi per svolgere il test non è stata trovata una significativa riduzione della media dei tempi nel passaggio dalla prima scheda alla seconda scheda presentata indipendentemente dall’ordine. In conclusione non vi è alcun effetto significativo dall’ordine di somministrazione delle due schede; risulta opportuno quindi continuare a somministrare il Test come indicato in origine. LOMBARDI LUNA Titolo della tesi: “Test della visione dei colori: confronto tra Ishihara e App. per smartphone”. Relatore: Alessio Pietro Facchin. L’articolo preso in considerazione (Sorkin et al. 2016) ha confrontato il test di Ishihara con due applicazioni per smartphone progettate per testare la visione dei colori: la Eye2Phone (E2P) e la Color Vision Test (CVT). Lo studio è stato effettuato su 80 persone, di cui 38 affette da discromatopsia. L’età media era di 42.7 ± 12.9 anni. Degli 80 soggetti esaminati 57 (71.2%) erano uomini. La sensibilità e la specificità delle due applicazioni sono state confrontate con i risultati ottenuti con il test di Ishihara (utilizzato per la diagnosi) e le tavole di ogni applicazione sono state analizzate singolarmente per valutare il tasso di successo/fallimento. Dai risultati è emerso che l’ applicazione CVT non è utilizzabile a livello clinico poiché ha una specificità troppo bassa (54.8%) pur avendo una alta sensibilità (100%). L’applicazione E2P, invece, con una sensibilità del 100% e una specificità del 95.2%, non mostra differenze statisticamente significative rispetto al test di Ishihara (p = 0.500). Analizzando le singole tavole dell’app E2P, simile al test di Ishihara cartaceo, sono emerse delle differenze fra l’applicazione E2P e il test di Ishihara nel gruppo dei soggetti con deficit della visione dei colori. Con il test di Ishihara sono stati compiuti 11.8 ± 3.1 errori, mentre con l’applicazione E2P 14.1 ± 2.1 errori (p LOMBARDO VINCENZO Titolo della tesi: “Psicologia dello sviluppo, apprendimento della lettura e funzione visiva”. Relatore: Nicola Megna. Questo lavoro espone alcune nozioni di base sulla psicofisiologia dello sviluppo del sistema visivo e dell’apprendimento a partire dal periodo fetale fino ai primi nove anni di vita del bambino. In particolare sono stati illustrati i fattori genetici e quelli ambientali che influenzano lo sviluppo della funzione visiva interagendo tra di loro a livello neuronale, specialmente durante i primi mesi di vita post-natale, e sono state illustrate alcune metodologie comportamentali che gli psicologi e gli optometristi utilizzano per valutare la visione nel periodo pre-verbale di sviluppo. Infine sono stati esposti i fattori visuo-motori che attualmente conosciamo essere più rilevanti nell’apprendimento della lettura e come essi variano dal periodo in cui il bambino “apprende a leggere” a quando “legge per apprendere”. È stato posto particolare rilievo al fatto che lo sviluppo non è solamente un processo “quantitativo” nel quale il bambino apprende sempre più nozioni e abilità, ma che è caratterizzato anche da veri e propri “salti qualitativi” in cui i processi visivi e men...